Informazioni sul Progetto

A prescindere da quanto possa essere approfondita o meno la conoscenza del cielo notturno da parte di qualsiasi astrofilo, egli avrà sicuramente sentito parlare almeno una volta nella vita del fenomeno degli Iridium Flare. A partire dal 1997 l’allora compagnia Iridium SSC ha lanciato in orbita attorno alla Terra una costellazione composta da 66 satelliti per le telecomunicazioni (chiamati “IRIDIUM”) che hanno permesso la realizzazione di quello che fino ad allora non era stato ancora possibile ovvero raggiungere telefonicamente qualsiasi angolo del mondo grazie all’utilizzo di un dispositivo satellitare.

Una caratteristica interessante di questa flotta di satelliti è che questi, essendo dotati di antenne con grandi superfici riflettenti, in certe condizioni riescano a deviare sulla Terra la luce solare che gli investe direttamente generando un inconfondibile bagliore luminoso di qualche secondo che può essere visto ad occhio nudo di notte, anche in città con un grosso inquinamento luminoso, denominato per l’appunto “Iridium Flare”.

Dopo più di 20 anni di onorato servizio, la Iridium Communication (nata dalle ceneri della precedente compagnia) ha intrapreso le operazioni di dismissione programmata della flotta di prima generazione parallelamente al lancio di nuovi più moderni satelliti chiamati “IRIDIUM NEXT”. La messa in orbita di questa nuova flotta è stata affidata alla SpaceX di Elon Musk che a partire dal 2017 ad oggi ha già effettuato i primi 7 lanci degli 8 commissionati portando in orbita i primi 65 IRIDIUM NEXT. Contrariamente ai satelliti di prima generazione, gli IRIDIUM NEXT non sono in grado di generare degli “Iridum Flares”.

Rimangono quindi pochissimi mesi prima che questo fenomeno, che ha accompagnato negli ultimi venti anni le serate di tantissimi astrofili in tutto il mondo, diventi un mero ricordo. Prima che ciò accada però ci piacerebbe riuscire a catturare con una fotografia, per l’ultima volta, almeno un “Iridium Flare” per ognuno dei satelliti di prima generazione ancora in esercizio.

Per riuscire in questa missione c’è bisogno della collaborazione del maggior numero di astrofili possibile